Quanto costa il cambiamento

Nella mia vita la curiosità mi ha spinto a rinnovarmi in continuazione acquisendo nuove conoscenze e modalità; a percorrere molte strade che hanno reso di me una persona esperta e capace di creare collegamenti, sinergie.

Ora però è giunto il momento di fermarmi, di fare un bilancio osservando tutte queste esperienze da un altro punto di vista.

Le guardo come un giardiniere il suo giardino, considerando una nuova riorganizzazione in cui la pianta che desidero

valorizzare ha bisogno di piu' spazio per crescere; per far questo occorre estirpare quelle superflue, che soffocano o tolgono linfa; potarne altre per dare al giardino una nuova forma armoniosa e gradevole.


Il Coronavirus è entrato nella vita delle persone imponendo nuove modalità, nuovi pensieri.

Con la flessibilità che mi ha sempre contraddistinto, ho accolto la sfida: aprire alle "macchine", alla tecnologia che diventa il prolungamento delle relazioni tra le persone. Parlo degli incontri da "remoto": corsi di arte e arteterapia a distanza.


Ho sempre considerato la tecnologia un valore. Eppure ci sono cose che non possono cambiare senza perdere qualcosa.

Un cambiamento che costa la mancanza del contatto umano; del flusso di energia che ci consente di cogliere molto di piu' dall'interazione; guardarsi negli occhi con attenzione; ascoltare voci e gesti autentici ad "alta risoluzione" senza la distorsione delle casse o del video di un computer. L'esercizio dell'empatia.

Il cambiamento in questi termini a me costa molto.

La mia pianta di valore è la relazione, il contatto diretto con le persone che nessuna tecnologia potrà mai compensare.



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